riporto questo articolo di Giovanni D'Alessandro apparso tempo fa su "Avvenire", il quotidiano cattolico.
Questa di San Giovanni è la pagina di Vangelo che più mi emoziona; mi ritrovo tanto in Pietro che riconosciuto Gesù sulla riva, si riveste, si tuffa dalla barca e si mette a nuotare.
Nel misterioso finale del Vangelo di Giovanni, Gesù interroga tre volte Pietro chiedendogli "Simone figlio di Giovanni, mi ami tu?". Fino a quando si legge - Simone, addolorato, protesta il suo amore, da cui consegue per lui il mandato divino: pasci le mie pecore. Prima, nella pesca miracolosa, si è tuffato dalla barca e ha nuotato verso un Dio che - nel polimorfismo assunto dal Cristo dopo la resurrezione - non ha riconosciuto a riva. E qui entra una parte di straordinario lirismo, legata al corpo di Pietro. Poiché è nudo sulla barca, si tuffa in acqua, ma non vuole presentarsi così, indegnamente, al Dio riconosciuto, per cui "si lega la tunica attorno ai fianchi". La pudicizia della creatura colpisce il Creatore che, dopo le tre domande, gli profetizza: "Quand'eri più giovane, ti mettevi da solo la cintura e andavi dove volevi: ma io ti assicuro che quando sarai vecchio, tu stenderai le braccia e un altro ti legherà la cintura e ti porterà dove tu non vuoi". Gesù, spiega l'evangelista, parla così per fare capire come Pietro sarebbe morto. Crocifisso. Secondo la tradizione, a capo all'ingiù. Ma perché stenderà le braccia, prima della morte? Ecco la domanda. Perché è vecchio, o debilitato dalla prigionia e non ha più le forze? O perché ha le mani legate, da quei vincoli finali che l'angelo non scioglierà? Nessuno lo saprà mai.
Ma comunque Pietro è il santo della corporeità. Un santo nuotatore. Un santo nudo. Un santo che tende le mani e si cinge la veste. Un santo-iperbole del corpo in transito verso il divino.
Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.


